L’uso del bite 

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  • Pubblicato: Giovedì, 09 Agosto 2018 15:48
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Informazioni

La postura

è l’atteggiamento che i vari segmenti corporei assumono nell’ambiente circostante attraverso la contrazione dei muscoli scheletrici; essa è integrata e coordinata da una serie di stimoli di varia natura che determinano un continuo aggiustamento di tipo neuromuscolare. E' bene chiarire che esistono un numero infinito di posture: esse corrispondono a qualsiasi "posizione in equilibrio", con il massimo equilibrio (stabilità), la massima economia (minimo consumo energetico), il massimo comfort (minimo stress sulle strutture anatomiche). La postura è il modo di stare in equilibrio del corpo umano sia che esso sia fermo sia in movimento. Tale equilibrio è il risultato dell'adattamento di varie strutture del corpo quali sistema nervoso centrale, colonna, arti e loro interconnessioni con il mondo esterno.

Occlusione

Per occlusione si intende genericamente qualsiasi rapporto tra le arcate allorquando anche solo alcuni dei rispettivi denti vengono a contatto tra di loro, sia con mandibola ferma che durante i movimenti funzionali delle articolazioni temporo-mandibolari. Normalmente, in posizione di riposo, in denti non sono in contatto, ma le due arcate sono separate da uno spazio libero (freeway space)In una situazione buon funzionamento dell’apparato stomatognatico (occlusione abituale fisiologica), allorché le due arcate dentarie occludono (deglutizione, fase terminale della masticazione), lo fanno nella posizione più stabile, cioè quella caratterizzata dal massimo numero di contatti fra elementi antagonisti (posizione di massima intercuspidazione), con distribuzione uniforme dei carichi masticatori, nel rispetto delle strutture parodontali, muscoli masticatori in tono normale e articolazioni temporo-mandibolari asintomatiche. Questa situazione di equilibrio è dunque legata a diversi fattori tra loro correlati:

la forma delle arcate dentarie

le articolazioni temporo-mandibolari

i muscoli masticatori

il controllo neuromuscolare.

Ogni variazione a carico di una di queste quattro componenti introduce un’alterazione nell’equilibrio che, quando supera le capacità di compenso del soggetto (molto variabili da persona a persona) sfocia in una situazione patologica.Data la relativa rarità delle malattie primitive dei muscoli e delle articolazioni, le principali cause di disordini occluso-muscolo-articolari sono da ricercare in alterazioni del controllo neuromuscolare (bruxismo) e in alterazioni della forma delle arcate dentarie. E’ difficile definire un criterio di “normalità” della forma della arcate, in quanto, in realtà è possibile osservare ampie variazioni anatomiche delle arcate in assenza di patologia. Tuttavia vi sono dei canoni morfologici che tradizionalmente vengono identificati come “ideali”:
l’arcata mascellare, essendo appena più ampia, sporge in senso vestibolare rispetto alla corrispondente mandibolare ricoprendola parzialmente. A livello degli incisivi questa sovrapposizione (overjet) sul piano sagittale è di circa 2 mm, mentre la distanza tra i margini liberi (overbite) è 2-2.5 mm; rispetto a un piano orizzontale tutti i denti mostrano un certo grado di inclinazione che permette di individuare due linee ricurve a concavità superiore sul piano sagittale (curva di Spee) e frontale (curva di Wilson). Le cause che producono una malocclusione sono molto difficilmente classificabili; possiamo comunque considerare:
malocclusioni secondarie ad abitudini viziate (p. es. morso aperto da suzione del dito)
malocclusioni su base genetica (discrepanze intermascellari e/o dento-ossee)
malocclusioni secondarie a traumi (esiti di fratture dei mascellari, lussazione della mandibola)
malocclusioni da edentulismo non trattato (carie diffusa, parodontopatie)
malocclusioni da causa iatrogena (restauri conservativi e protesici incongrui, terapie ortodontiche o gnatologiche non corrette).
Dal punto di vista fisiopatologico, pur potendo assistere a situazioni molto variabili, si può affermare che lo stabilirsi di un precontatto comporta la perdita della stabilità del contatto occlusale e la deviazione della posizione della mandibola. Il soggetto cercherà allora di adattarsi cercando, in parte in via riflessa e in parte in maniera cosciente, una nuova posizione stabile, che comporta però variazioni a carico della posizione dei condili e del tono muscolare.  Se tali variazioni superano le capacità di adattamento delle suddette strutture si sviluppa una occlusione abituale patologica in cui si nota intercuspidazione in presenza di distonie muscolari e sintomi alle articolazioni temporo-mandibolari. Spesso si instaura un circolo vizioso per cui l’occlusione patologica non si mantiene invariata, ma si modifica col tempo. I danni possono verificarsi a carico dei tessuti duri del dente (abrasioni), del parodonto (riassorbimento osseo, mobilità dentaria, recessioni gengivali), dei muscoli (spasmi, dolore miofasciale) e dell’articolazione (dislocazione condilo-meniscale riducibile, dislocazione condilo-meniscale irriducibile, artrosi).
In linea generale “l’anello debole” della catena cede, anche se più spesso danni articolari, muscolari, parodontali e dentari coesistono
 

Bite- placche di svincolo

Negli ultimi anni si è sempre più diffuso l’utilizzo di dispositivi orali, chiamati più tecnicamente bite o placche di svincolo: recentemente sono infatti emersi dati a sostegno dell’esistenza di una effettiva correlazione esistente tra equilibrio dell’apparato stomatognatico e apparato locomotore.